L’Unione europea sta completando un pacchetto di deregolamentazione volto ad accelerare gli investimenti nel settore della difesa e a rimuovere gli ostacoli amministrativi. In particolare, dovrebbero essere significativamente ridotti i tempi per l’autorizzazione dei progetti di difesa e per il rilascio delle licenze.
“La preparazione alla difesa richiede spesso qualcosa in più. Più denaro, più capacità produttive, più armi, più equipaggiamenti. A volte, però, abbiamo bisogno di qualcosa in meno. Meno ostacoli, meno restrizioni, meno burocrazia”, ha dichiarato martedì (15 settembre) al Parlamento europeo il commissario europeo per la Difesa Andrius Kubilius.
In quel momento, nell’aula di Strasburgo si discuteva del quinto pacchetto della serie Omnibus, che attende ormai soltanto l’approvazione formale.
Omnibus V comprende tre provvedimenti di semplificazione, pensati per accelerare lo sviluppo delle capacità produttive interne e la cooperazione transfrontaliera nell’industria della difesa. Non si tratta di nuovi grandi fondi da miliardi di euro, ma piuttosto della rimozione di una burocrazia ritenuta superflua, che limita la capacità di azione degli Stati e delle imprese.
Accelerazione e semplificazione
“Negli ultimi anni gli Stati europei hanno aumentato la spesa per la difesa, ma non sono riusciti ad aumentare altrettanto la velocità né a ridurre la frammentazione. Per esempio, per quanto riguarda le autorizzazioni, in alcuni Paesi ottenere il permesso per una linea di produzione di munizioni o per un progetto simile può richiedere due anni”, ha spiegato l’eurodeputata slovacca Lucia Yar (PS | Renew), descrivendo la situazione attuale.
Il primo dei tre provvedimenti introdurrà quindi procedure più rapide per l’autorizzazione dei progetti di difesa. Il nuovo termine massimo entro cui le autorità dovranno rilasciare l’autorizzazione sarà di 42 giorni lavorativi. Se l’autorità non riuscirà a rispondere entro tale termine, ciò sarà considerato un “assenso tacito”.
La seconda novità del pacchetto faciliterà invece il trasferimento fisico e giuridico di armi e loro componenti tra i Paesi dell’Unione, semplificherà gli acquisti congiunti e innalzerà inoltre le soglie a partire dalle quali, nel caso dei progetti di difesa, si applicheranno le norme sugli appalti pubblici.
“Abbiamo concordato modifiche pratiche per rendere più semplice produrre, acquistare e trasferire equipaggiamenti in Europa. Le nuove licenze potranno ora essere rilasciate nel giro di giorni, anziché di mesi. Inoltre, gli accordi quadro potranno avere una durata fino a 10 anni, garantendo maggiore certezza alle imprese quando dovranno decidere se investire nell’aumento delle capacità produttive”, ha elencato tra le modifiche previste l’eurodeputato finlandese Pekka Toveri (KOK | PPE).
Il terzo provvedimento punta invece a semplificare ulteriori norme dell’Unione, affinché rispondano meglio alle esigenze dell’industria della difesa. Sono previste, per esempio, nuove esenzioni dalle normative in materia di sostanze chimiche e un accesso più agevole ai finanziamenti del Fondo europeo per la difesa e del programma InvestEU. Nel complesso, vengono rimossi ostacoli che in precedenza scoraggiavano capitali privati, banche e fondi dall’investire nel settore della difesa.
“Putin non aspetterà che prepariamo un modulo”
Anche alcuni eurodeputati cechi sono intervenuti sull’argomento durante la plenaria di Strasburgo. L’eurodeputata slovacca Jaroslava Pokorná Jermanová (ANO | PfE) ha accolto con favore il fatto che Omnibus V rispetti il principio secondo cui la difesa rimane innanzitutto una responsabilità degli Stati membri. Secondo lei, la Commissione “non deve acquisire maggiori competenze sulle decisioni sensibili relative ai trasferimenti o alle procedure di appalto pubblico”.
“Secondo noi il regolamento avrebbe potuto essere più ambizioso, soprattutto nel sostegno alle piccole e medie imprese. Sono proprio queste ultime a rappresentare un’importante fonte di innovazione nell’industria europea della difesa. Le aziende più piccole continuano a incontrare troppi ostacoli: nelle procedure di appalto, nell’accesso ai finanziamenti e nell’integrazione nelle catene di approvvigionamento europee”, ha aggiunto l’eurodeputata.
Alexandr Vondra (ODS | ECR) ritiene che non si possa chiedere all’industria europea della difesa di produrre più rapidamente e in quantità maggiori, mantenendo al contempo la competitività a livello globale, se viene sottoposta a un’eccessiva burocrazia ambientale proveniente da Bruxelles.
“Per questo accolgo con favore questo compromesso. Non è perfetto, ma offre maggiori opportunità alle imprese europee e lascia più spazio alla nostra industria della difesa per investimenti, innovazione e aumento della produzione. Abbiamo bisogno che le aziende europee siano in grado di reagire rapidamente, perché Putin non aspetterà che prepariamo il miglior modulo possibile”, ha concluso Vondra nel suo intervento.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su update-eu disponibile qui.

